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Penetrare i segreti della mente per scoprire i misteri della creatività

Luca Francesco Ticini

La fisica delle particelle e l’esplorazione dello spazio rappresentano le ultime frontiere nel campo della ricerca scientifica a livello micro e macroscopico, rispettivamente. Tuttavia, uno degli oggetti più affascinanti della Natura si trova avvolto dal velo protettivo delle meningi all’interno della nostra testa, e non nello spazio infinito o all’interno del nucleo dell’atomo. Nel volume ristretto del cervello, si celano milioni di cellule neurali in costante dialogo fra loro, raggruppate in centinaia di aree sparse e lontane fra loro, eppur connesse da lunghi filamenti di sostanza bianca (gli assoni, che permettono di trasportare il messaggio elettrico anche a grande distanza). Le potenzialità intrinseche di questo groviglio di “cavi” neurali, dove virtualmente qualsiasi tipo di connessione è possibile, sono inimmaginabili. A causa della complessità di tale network, finora la Scienza ci ha potuto dire ben poco sui meccanismi che regolano le funzioni del cervello, mentre per esempio ci ha svelato molte leggi fisiche che governano il mondo che ci circonda. Per questo motivo, dare una risposta esauriente a domande apparentemente semplici come “quali sono i meccanismi neurofisiologici che regolano la creatività?” è ancora impossibile e verosimilmente lo sarà ancora per molto tempo.

Per migliaia di anni, l’uomo ha sognato di scrutare l’attività della mente – o meglio del cervello – in azione. Oggi, grazie a tecniche come la risonanza magnetica funzionale (fMRI) possiamo visualizzare le strutture anatomiche del cervello e navigare attraverso di esse. Questa metodologia è anche in grado di identificare le aree attive durante lo svolgimento di specifici compiti o durante l’osservazione di un’opera d’arte: per esempio, la Ragazza con l’orecchino di perla di Jan Vermeer stimola una specifica area del sistema visivo dedicata alla percezione dei volti, assieme all’amigdala che fa parte del sistema emozionale limbico.

La fMRI apre un’indagine ad ampio spettro su molte attività umane, come l’esperienza estetica, l’amore romantico, e i meccanismi neurali che regolano l’immaginazione creativa (in campo artistico e scientifico). Dove ci porterà quest’approccio, non è dato saperlo e dipende dalle nuove generazioni di neuroscienziati. Le neuroscienze oggi si propongono di aprire nuovi orizzonti verso la comprensione dell’esperienza estetica e della creatività, nella speranza di poter contribuire ad una più approfondita conoscenza della nostra mente e dell’essere umano.

Vedere è già un’operazione creatrice

Mercato_di_schiavi

Salvator Dalì - Mercato di schiavi con busto invisibile di Voltaire

Salvador Dalì nel suo dipinto “Mercato di schiavi con busto invisibile di Voltaire” ritrae un soggetto ambiguo, instabile. Sulla tela osserviamo la presenza contemporanea di due soggetti, suggeriti dallo stesso titolo del quadro: il busto di Voltaire è composto di due figure femminili e da alcuni schiavi. Quando appaiono gli schiavi è impossibile vedere il busto di Voltaire, e vice-versa. Il fenomeno è legato unicamente ad un’instabilità percettiva del nostro sistema visivo, perché nulla cambia nel quadro che rimane una colorata rappresentazione bidimensionale. Nel momento in cui osserviamo un oggetto, il nostro occhio riceve segnali luminosi (onde elettromagnetiche con diversi valori energetici) riflessi dalle superfici. Sulla retina, la luce è trasformata attraverso processi chimici in segnali elettrici che eccitano i neuroni del nervo ottico. Da qui l’informazione è trasportata più in profondità all’interno del cervello ed elaborata in tutte le sue forme. Ciò che ci sembra un’unità percettiva chiamata “visione”, dunque è in realtà il risultato di un processo complicato fatto di molti passaggi che trasformano l’informazione luminosa: ciò che percepiamo è il frutto di un’interpretazione cerebrale che ha spesso poco a che fare con le vere proprietà degli oggetti che ci circondano. Come aveva intuito Henrie Matisse “Vedere è già un’operazione creatrice”: osservare il mondo esterno già di per sé è un processo creativo di cui siamo spesso inconsapevoli.

Poche volte il termine “creatività” è associato con i processi più semplici di percezione. Infatti, le teorie della creatività spesso si riferiscono alla flessibilità cognitiva, alla capacità di rompere le convenzioni. Cosa svelano le tecniche di visualizzazione dell’attività cerebrale in proposito? Esiste un’area responsabile per la creatività? Oppure “l’origine della creatività artistica è da ricercare nella cooperazione fra i centri cerebrali” come disse Kazimir Malevich?

L’anatomia della creatività

Per i ricercatori, i processi creativi (che hanno un ruolo cruciale nella vita culturale e scientifica) riflettono un adattamento alla vita di gruppo con complesse interazioni sociali, caratteristico della civiltà umana. Questo passaggio evoluzionistico è anatomicamente correlato all’aumento relativo delle dimensioni della neocorteccia (la regione del cervello evolutasi più di recente) ed al concomitante sviluppo dei lobi frontali, che assieme sovrintendono le funzioni di apprendimento, linguaggio e memoria. Gli studi sul pensiero divergente ( n.r. Si tratta della capacità di produrre una gamma di possibili soluzioni per un dato problema, in particolare per un problema che non preveda un’unica soluzione corretta) hanno dimostrato una modulazione dell’attività della corteccia pre-frontale e del sistema dopaminergico (n.r. E’ il circuito, all’interno del cervello, che utilizza la dopamina come neurotrasmettitore) durante i processi creativi quando, per esempio, parole non relazionate fra loro sono organizzate in un racconto coerente. O ancora, quando si utilizzano oggetti comuni in un modo totalmente diverso da quello consono. Il rilascio del neurotrasmettitore dopamina (che controlla i movimenti, le emozioni ed i sentimenti, causando indirettamente anche l’accelerazione del battito cardiaco e l’innalzamento della pressione sanguigna) determina disinibizione, stimolando gli stati creativi ed immaginativi, per giungere perfino ai casi estremi di schizofrenia. Nella regione pre-frontale, che fa parte del sistema dopaminergico, sono localizzate attività anche diverse fra loro: questa struttura è coinvolta nella ricerca di nuove soluzioni ad un problema ma anche nell’amore romantico e materno. Secondo alcuni studi, sarebbe proprio la disattivazione di parti di questa struttura anatomica ad inibire il giudizio critico. In un celebre studio sul cantante Sting (ma anche su jazzisti), Daniel Levitin ha dimostrato la disattivazione di parte della corteccia pre-frontale, quando l’artista improvvisava un pezzo musicale mai provato prima. L’atto creativo in questo caso potrebbe quindi essere associato ad un’inibizione del giudizio critico, lasciando il cervello “libero” di organizzare a suo modo l’atto creativo.

Il sistema dopaminergico

Il sistema dopaminergico

Un altro fattore senza dubbio importante è la connettività fra i centri cerebrali. Individui più creativi in ambito linguistico-letterario, per esempio, mostrano una maggior interazione fra le diverse aree ed anche tra gli emisferi cerebrali. In alcuni casi però, tali connessioni possono portare ad un eccessivo dialogo fra le aree. È il caso della sinestesia (dal greco syn, “insieme” e aisthánestai, “percepire”), caratterizzata dalla percezione mescolata ed incontrollata dei sensi. Wolfgang Amadeus Mozart e Vassily Kandinsky, per citare alcuni nomi, “soffrivano” di sinestesia fra colori e suoni. In questo tipo di sinestesia, l’ascolto di un particolare suono induce la percezione involontaria di un colore o di una forma non realmente presente nell’ambiente. Per Kandinsky, la sinestesia era il punto di partenza per l’ispirazione artistica: nelle sue composizioni “sinfoniche”, i colori divenivano un mezzo sonoro che assieme alle forme “risuona e vibra” nell’opera. Così l’artista racconta la sua sconvolgente esperienza sinestetica assistendo alla rappresentazione dell’opera wagneriana “Lohengrin” al teatro di corte di Mosca: «[…] mi sembrava di avere davanti agli occhi tutti i miei colori. Davanti a me si formavano linee disordinate, quasi assurde». L’associazione mescolata di colori e suoni è ripresa nuovamente nel seguente passaggio: «Il sole scioglie l’intera Mosca in una macchia che, come una tromba, impetuosa fa vibrare tutto l’animo. No, quest’uniformità rossa non è l’ora più bella! Questo è solo l’accordo finale della sinfonia che dona massima vitalità ad ogni colore, che fa in modo che tutta la città risuoni come il fortissimo di un’enorme orchestra». Sembra che i sinesteti abbiano peculiarità anatomiche specifiche: forse esistono eccessive strutture di contatto (come fibre nervose particolari) fra centri cerebrali fisicamente distanti, oppure fra queste aree manca un’inibizione nella comunicazione. Se la sinestesia concede di conoscere il mondo in maniera così straordinaria, forse addirittura esteticamente più avvincente, senza dubbio può influenzare la creatività di un artista, sovrapponendo agli oggetti realmente presenti nell’ambiente la percezione viva di colori, suoni o gusti. Vedere i colori di una sinfonia, o sentire il gusto di una forma accresce sicuramente il valore estetico di un’opera.

Controllare la creatività?

Antoni Gaudi Casa Batllo

Antoni Gaudi Casa Batllo

Gli studi citati finora dimostrano che le basi neurali della creatività richiedono proprietà anatomiche ben specifiche. Tuttavia, è necessario ricordare che nel cervello di ognuno di noi vi è un numero enorme di neuroni che si connettono fra loro, inoltre quest’organo è plastico per quasi tutta la vita e nuove associazioni nervose possono essere create di continuo. Auspichiamo quindi che una maggior consapevolezza delle capacità del nostro cervello, assieme al desiderio di imparare a regolarne le funzioni cognitive superiori, possa presto aiutare a stimolare la creatività in individui non predisposti geneticamente ad essere particolarmente creativi.

Alla fine dei conti, ognuno di noi se la deve vedere con il proprio cervello. “Qualcuno ha detto che i grandi eventi del mondo accadono nella mente. E’ nella mente, e nella mente soltanto, che accadono anche i grandi peccati del mondo” (Oscar Wilde).

Autore:  Luca Francesco Ticini. Società Italiana di Neuroestetica “Semir Zeki”, Trieste (Italia). Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences, Leipzig (Germania). École Normale Supérieure, École des Hautes Études en Sciences Sociales e CNRS – Institut Jean Nicod, Parigi (Francia)


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